Loader
Loading...
Cos'è e come si manifesta il bullismo | Centro Psicologia Insieme Milano

Il termine bullismo deriva dal termine inglese "Bulying" e indica i comportamenti di prepotenza perpetrati da bambini e adolescenti nei confronti di loro coetanei. E’ caratterizzato da oppressione fisica, psicologica e agiti intenzionali, che si manifestano in modo prolungato da una o più persone nei confronti di una o più vittime. Gli atti violenti sono commessi ripetutamente e volontariamente, inoltre spesso è presente il desiderio di fare del male con evidente piacere da parte dell’aggressore e la sensazione della vittima di essere oppressa. Tra quest’ultima e il bullo esiste un’asimmetria nella relazione, una differenza di potere, che può essere dovuta alla forza fisica, al potere psicologico o al numero di soggetti coinvolti.

Esistono diversi tipi di bullismo, che possono essere suddivisi in due categorie principali.

Il bullismo diretto, caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo. Questo può essere ulteriormente suddiviso in:
bullismo fisico, in cui vengono messe in atto azioni fisiche di prevaricazione. Il bullo può aggredire in modo lieve la vittima spintonandola o tirandole i capelli, oppure appropriandosi o danneggiando gli oggetti di quest’ultima, fino ad arrivare nei casi più gravi a violenza fisica a mano libera o con uso di armi, oppure a molestie sessuali;
bullismo verbale, in cui vengono messi in atto comportamenti verbali di prevaricazione. Il bullo minaccia, insulta o prende in giro la vittima riguardo tematiche scolastiche, aspetti della personalità, caratteristiche fisiche (colore della pelle, handicap), preferenze sessuali, attraverso insulti, offese verbali, critiche scorrette, soprannomi offensivi;
bullismo psicologico, in cui vengono messi in atto comportamenti indiretti di prevaricazione. Questo costituisce la modalità più subdola di bullismo, nel quale il bullo ignora o esclude la vittima dal gruppo formando una coalizione con il gruppo, attraverso il pettegolezzo e la calunnia;
cyberbullying o bullismo elettronico, il bullo invia messaggi molesti oppure fotografie e filmati alla vittima attraverso internet, la chat o sms, prodotti in momenti in cui non la persona non desiderava essere ripresa. Successivamente il persecutore invia il materiale ad altri per diffamare, danneggiare o infastidire la vittima.

I bulli spesso sono più forti a livello fisico, possiedono una forza interiore e una sicurezza di sé apparentemente maggiore e si nutrono dalle prepotenze inflitte nei confronti di coetanei più remissivi. Questi persecutori hanno un senso di superiorità non reale, ma compensativo. Colmano le proprie fragilità e paure attraverso le prevaricazioni che conferiscono un senso maggiore di insicurezza nelle vittime, aumentando maggiormente l’asimmetria tra i due e dando al primo un maggior potere, anche all’interno del gruppo. Spesso questi soggetti mostrano: ostilità, aggressività e impulsività, pregiudizi verso alcuni tipi di persone, la convinzione che la prepotenza li renda ammirati dagli altri e che gli permetta di ottenere ciò che vogliono, ossia il compiacimento della sottomissione altrui, ritenendola divertente e gratificante.

Indicatori che permettono ai genitori di capire se il figlio commette atti di bullismo sono: avere una disponibilità economica superiore a quella che consentono i genitori, tornare con oggetti, giochi non suoi, possedere coltelli, l’essere oppositivi ed insolenti nei confronti di insegnanti e genitori, compiere in età precoce atti antisociali (uso di bevande alcoliche o stupefacenti, furti, atti vandalici).

Le vittime, diversamente dai bulli, spesso mostrano una mancanza di assertività nelle relazioni, con conseguente difficoltà nell’espressione di sé stessi senza essere passivi o aggressivi. Generalmente sono bambini che appaiono più facili da colpire: sembrano o sono diversi in qualcosa, sono stressati in ambito familiare o scolastico, hanno difficoltà nel lavoro a scuola, presentano qualche disabilità, non sono bravi in attività sportive, mancano di fiducia sociale, sono ansiosi ed insicuri, non sono in grado di difendersi, in quanto più bassi di statura, più deboli o più giovani. Anche se i bambini presi di mira spesso si vergognano o hanno paura di dire la verità sulle prepotenze subite, i segnali che possono permettere di individuare il problema sono: disturbi psicosomatici (mal di testa, mal di pancia, enuresi notturna, incubi, sintomi che spesso scompaiono con le vacanze), insicurezza e paura, mostrare resistenza, ansia o rifiuto di andare a scuola (es. fingendosi malato), non voler raccontare ciò che accade in ambito scolastico e manifestare odio verso quest’ultimo, tensione, irritabilità e infelicità al ritorno da scuola, difficoltà di concentrazione nei compiti, raccontare di non avere amici, presentarsi a casa con lividi o graffi, vestiti sgualciti, materiale scolastico rotto o rovinato, il riferire di aver perso oggetti personali o soldi, chiedere o sottrarre denaro a casa.

Questi segnali possono permettere di richiamare l’attenzione delle figure genitoriali e degli insegnanti, nel caso in cui fossero presenti contattate il Centro Psicologia Insieme al 331/6575058 in modo da intervenire tempestivamente con un percorso personalizzato volto a risolvere il disagio del minore e a sostenerne la famiglia.

 Dott.ssa Valentina Calzi

Contattaci o Visita il nostro studio per qualsiasi informazione

  • Aperto 7 giorni su 7
  • Indirizzo: Via Francesco Nava 15, 20159 Milano
  • Telefono: 331.65.75.058
  • Email: info@centropsicologiainsieme.it

Inviaci un Messaggio

 Ho letto e accetto la Privacy Policy