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Il legame madre-bambino | Centro Psicologia Insieme Milano

La qualità delle cure genitoriali nei primi anni di vita ha una forte influenza sul benessere psicho-fisico del bambino, a tal punto che se carente, può rappresentare l’origine di numerose situazioni di disagio.

Con il termine “attaccamento” si fa riferimento al legame che si crea tra il bambino e la figura che più di tutte si occupa di soddisfare i suoi bisogni, sia nutrizionali che affettivi, che nella maggior parte dei casi è la madre.

Pensando al rapporto tra madre e figlio si parla di legame sicuro, quando la mamma riconosce e risponde alle richieste del figlio, così da favorire lo sviluppo di un’espressione spontanea delle emozioni, sia positive che negative. La madre accorre quando il bambino piange, oltre ad essere in grado di capire quello di cui ha bisogno. Il bambino vede nella madre una figura capace di aiutarlo e così sviluppa fiducia anche nei confronti degli altri. Per riuscire a fare ciò la mamma deve aver raggiunto un proprio equilibrio psico-fisico che le permetta di occuparsi oltre che di sé stessa, anche del proprio bambino.

Nelle situazioni in cui la madre dirige l’attenzione più su di sé che sul bambino si parla di legame ambivalente. La mamma offre il proprio contatto al bambino quando è lei stessa ad averne bisogno. Di fronte al pianto accorre solo quando è anche lei che ha bisogno di essere rassicurata e di ricevere calore. Il bambino cerca, in ogni modo, di attirare la sua attenzione, ad esempio piangendo spesso, e si crea un’immagine della madre come figura incapace di fornire cure in maniera continua. Così, in futuro, il bambino percepirà come imprevedibile anche il mondo circostante. Si tratta spesso di madri che a loro volta non hanno ricevuto adeguate cure da piccole e che cercano di compensare questa mancanza nel rapporto con il figlio.

Nelle situazioni in cui la madre rifiuta e non risponde alle richieste del figlio si parla di legame evitante. Si tratta di mamme che non rispondono al pianto del bambino e non soddisfano i suoi bisogni. Il bambino arriva così ad evitare qualsiasi contatto con lei, a chiudersi in sé stesso e a diventare autonomo precocemente. Così, quando diviene adulto, tenderà ad isolarsi anche dal mondo che lo circonda.

La situazione più grave è quella in cui la madre maltratta il bambino o è troppo presa dalla risoluzione di un proprio trauma mai elaborato, come la perdita di un genitore o di un figlio. In questi casi si parla di legame disorganizzato. Il bambino percepirà la madre come fonte di pericolo sviluppando la stessa paura anche verso il mondo circostante.

La carenza nelle cure genitoriali è quindi, spesso, associata ad un difficile sviluppo del bambino che da piccolo potrebbe presentare difficoltà nell’apprendimento e nella gestione delle emozioni. Si tratta di quei bambini che non riescono ad imparare le stesse cose dei coetanei o manifestano reazioni aggressive e incontrollate.

Nel periodo dell’adolescenza questi individui sono più frequentemente esposti agli effetti negativi dei traumi e potrebbero avere maggiore difficoltà ad affrontare i problemi di vita quotidiani.

Da adulti potrebbero essere più propensi a ricercare conforto nel cibo (bulimia nervosa) o nelle sostanze (forme diverse di dipendenza) e, non avendo mai sperimentato un legame sicuro, vivere le relazioni in maniera competitiva. A seguito della loro possibile percezione del mondo come catastrofica potrebbero anche sviluppare un disturbo d’attacchi di panico.

Gli psicoterapeuti del Centro Psicologia Insieme sono in grado di fornire una consulenza in cui analizzare la qualità del legame d’attaccamento, anche attraverso l’utilizzo di test specifici (SAT - Separation Anxiety Test, AAI - Adult Attachment Interview) e dell’osservazione diretta dell’interazione del bambino con i genitori. Quindi, se necessario, procedere con un intervento psicoterapeutico mirato alla risoluzione delle difficoltà genitoriali e del bambino.

 Dott.ssa Alessandra Gatti

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